profumi nella notte

Ah … il profumo dei pini nella notte! Con il caldo, d’estate, i pini esalano intensi profumi, dolci eppure leggermente amarognoli, resinosi, balsamici. La luna si va arrotondando, spande la sua luce sempre più argentea e luminosa, il mondo di notte diventa un film di Elfi e di Fate.

Il profumo dei pini mi ricorda Vrsar, Ursera in italiano, siamo in Croazia, ed è tutto un rincorrersi di calette, isole, scogli … e pini! Il profumo dei pini si unisce a quello della salsedine, al venticello fresco e all’odore della grigliata di pesce. Ricordi di ore passate a nuotare sott’acqua con maschera, boccaglio e pinne, a pescare lumachine e cozze, a prendere il sole su scogli scomodissimi, circondata dall’acqua limpida color acquamarina, e turchese e cobalto.

I profumi scandiscono la nostra vita; accendono ricordi, richiamano sensazioni.

E’ l’anima che ci parla.

“Sit tibi copia, sit sapientia, formaque detur. Inquinat omnia sola superbia, si comitetur”

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(Ti sia data abbondanza, sapienza e bellezza. Inquina tutto solo la superbia, se commessa)

Questa è una frase incisa all’ingresso del Salone dei Cavalieri nel Krak des Chevaliers, in Siria. Fortezza imponente. Giudicata imprendibile. I Musulmani la conquistarono solo perchè i Cavalieri dell’ordine di S. Giovanni (Ospitalieri) si arresero, stretti in un assedio senza speranza, e solo perchè ebbero salva la vita. I Musulmani non risparmiavano MAI la vita agli Ospitalieri o ai Templari. Questi Ordini monastico-cavallereschi non pagavano riscatti per i loro combattenti presi prigionieri, ed inoltre i Musulmani conoscevano bene gli irriducibili guerrieri che erano. Dunque meglio morti, con l’onore delle armi, certo, che vivi.

Quanto avrei voluto visitare il Krak … ora non potrò più farlo; non in questa situazione di guerra, sangue, morti. E so che i fondamentalisti hanno fatto il possibile per distruggere il Krak, in quanto visto come emblema degli Infedeli.

Quanto avrei voluto leggere di persona questa incisione sulla pietra, che i Cavalieri dovevano vedere ogni volta che entravano nel Salone; a ricordargli l’umiltà, l’abnegazione, il sacrificio. Per me, che sono orgogliosa di natura, questa scritta è un monito e un memento.

La leggenda dice che, stante l’inimicizia tra l’ordine degli Ospitalieri e quello dei Templari, la scritta fosse rivolta in direzione della Fortezza di Chastel Blanc, sotto il controllo dei Templari, ritenuti orgogliosi e superbi.

Chissà … forse un giorno la guerra finirà. E la Fortezza di Krak des Chevaliers tornerà ad essere un’attrazione turistica, che porterà benefici all’economia della gente che vive in quei luoghi. E io potrò, come tanti altri, visitarla e provare la sensazione di stare ad un passo dal cielo.

Progresso

Che si intende per progresso? Attualmente se si chiede a qualcuno cosa è il progresso la risposta è invariabilmente legata a quello tecnologico, al massimo si fa riferimento a quello scientifico. Ogni giorno vengono fatte nuove scoperte scientifiche. Gli strumenti tecnologici a nostra disposizione vengono aggiornati costantemente, migliorati, ampliate le loro funzioni, resi più accattivanti nell’immagine e nelle possibilità di uso. Lavatrici “intelligenti” che mandano sms allo smartphone per annunciare che hanno finito il ciclo di lavaggio; forni, frigoriferi, friggitrici, e ogni sorta di elettrodomestico che sembrano (o sono?) più furbi e intelligenti di noi, più capaci. Le auto che ormai si guidano da sole, e se sbagli marcia (ma ormai sono quasi tutte a cambio automatico), manca poco che ti insultino per la tua pochezza! E noi? Quanto siamo progrediti, davvero, noi? Noi donne e uomini quotidiani, della strada, che usiamo (o siamo usati?) questi apparecchi senza veramente sapere come sono fatti, come funzionano, come si smaltiscono quando dobbiamo buttarli via perchè non funzionano più, che abbiamo fatto per migliorarci, per implementare le nostre capacità, le nostre funzioni?

Ecco, io la penso così: la tecnologia aiuta … eccome, se aiuta, se si pensa alle nostre nonne che lavavano a mano le lenzuola alle fonti pubbliche! La tecnologia, dicevo aiuta … ma a fronte di questo aiuto ci rende tutti un pò  schiavi; diventiamo ogni giorno “di meno” : meno intelligenti, le macchine pensano per noi, meno consapevoli, gli apparecchi ci evitano errori, meno capaci, le attrezzature fanno meglio e più velocemente di noi, meno forti e resistenti, non ne abbiamo più bisogno, siamo incentivati ad essere sempre più pigri e abituati ai comforts.

E allora? Allora dobbiamo capire che oltre a comprare il nuovo modello di smartphone, di auto, di computer, di lavatrice, abbiamo bisogno di implementare anche noi stessi; cercare di aumentare, migliorare, fortificare la nostra anima, la nostra mente, il nostro corpo! Giornalmente! Tutti i giorni che abbiamo da vivere. Imparare a fare una cosa nuova, sfidare i nostri limiti, acquisire nuove conoscenze, fare più movimento, prenderci un momento per riflettere su un argomento, una tendenza; meditare, pregare e prenderci cura della nostra anima.

Questo è progresso. Vero.

Coltivare lo spirito, coltivare un giardino

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“La tua mente non è una gabbia. E’ un giardino. E richiede coltivazione.”

E quant’è vero! E spesso le azioni si sommano. La coltivazione di un giardino può essere meditazione, preghiera. E meditare, pregare, è coltivare il proprio spirito … e si può fare anche in giardino! Ci vuole consapevolezza, naturalmente, nei gesti e anche nell’impostazione che si sceglie di dare al proprio spazio, interiore ed esteriore. Ogni azione, fatta consapevolmente, assume un significato che va oltre l’atto in sè: concimare è nutrire, innaffiare è placare la sete, potare significa eliminare: il secco, quello che ha terminato la sua funzione, il verde, se è superfluo. Diserbare a mano, estirpando le erbe infestanti, significa selezionare … forse pensieri, forse persone. Apporre un tutore assume il significato di sostenere, supportare. Seminare è un atto di speranza, nel futuro, in sè stessi. Raccogliere, infine. Si raccoglie ciò che si è seminato e curato. Ma, a volte, la vita ci offre frutti inattesi, donati spontaneamente, ed esserne grati è l’unica cosa da fare.

Rimboccarsi le maniche

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Rimboccarsi le maniche; naturalmente, vista la stagione, da non prendersi alla lettera. Anche se, per la verità,  le temperature si sono un po’ alzate, qui in Centro Italia, e qualche volta per lavorare meglio fuori è necessario …  togliersi la giacca! Rimboccarsi le maniche perchè è ora di darsi da fare in giardino e nell’orto. Le potature se non si sono già iniziate è bene cominciare … tra 15 giorni, a meno che vi siano grandi ritorni di freddo, cominceranno a germogliare alberi da frutto e a seguire tutti gli altri alberi e arbusti. Di quest’epoca pare sempre che si fa in tempo, che tanto è tutto fermo, è ancora inverno, invece no, la natura si sta già preparando al risveglio! Quindi, sotto, con forbici e seghetto, ma mi raccomando: mano leggera, per le piante,  i tagli che infliggiamo con la potatura sono ferite, dalle quali possono avere via libera attacchi fungini e parassitari. E se possibile coprire i tagli di potatura più grandi ( da 2-3 cm in su) con mastici o, meglio ancora, con una miscela composta da Vinavil (sì, proprio la colla) + Poltiglia Bordolese, al 2%. Il Vinavil, tipica colla da falegname, ha la proprietà di penetrare nelle fibre legnose e in questo modo veicola all’interno anche la Poltiglia Bordolese, quel prodotto che in campagna si chiama “verderame”. Quindi … rimbocchiamoci le maniche!

Pigrizia

 E vabbè, sono pigra; questo blog lo dimostra! Ne sono passati di mesi, e chissà quanti post avrei potuto scrivere. E sono anche una procrastinatrice d’eccellenza! E queste due cose vanno di pari passo: la pigrizia ti rende difficilissimo vincere l’inerzia iniziale, la procrastinazione fa allontanare sempre di più il momento di entrare in azione.  Certo l’ozio pure serve; ti fa staccare la spina, riposare mente e corpo e, spesso, è dall’ozio che nascono idee e progetti. Ogni tanto la vinco io, la battaglia contro la pigrizia, con il trucco dei 5-10-15 minuti (a seconda di come sto messa …) : mi dico, via solo 5 minuti di questa faccenda, solo 10 di quest’altra, o 15, se proprio sto in forma. E funziona! L’inerzia, la pigrizia, la procrastinazione si annullano con l’azione; finalmente iniziano a prodursi endorfine, quelle relative al movimento, alla gratificazione di un lavoro comunque svolto, all’autostima che sale. E si va a dormire con la soddisfazione di un giorno ben speso.

Terremoto!

Risultati immagini per sisma umbria s. salvatore campi Sto in una zona sismica di prima categoria, dovrei esserci quasi abituata. Dall’84 ad oggi ne ho sentiti diversi, di terremoti. Durante quello del ’97 avevo anche i figli piccoli. Le scosse che hanno devastato Amatrice, Accumoli e Arquata le ho avvertite più che bene, e anche se non ho avuto danni l’ansia che si è generata stava appena cominciando ad affievolirsi. Ci mancavano le scosse di ieri sera, che mi hanno colta nel bel mezzo della preparazione della cena, con un mestolo in una mano e il cellulare nell’altra, mentre chiedevo a uno dei miei figli a che ora sarebbe tornato. In genere, quando va a Roma per le 20,30 è a casa, ieri sono andata io a prenderlo ad una stazione diversa dalla solita e alle 23,30, perchè il treno aveva un ritardo di oltre 60′ e non faceva neanche le solite fermate. Tutto bloccato per verifiche, giusto così, e l’ansia intanto stava diventando angoscia.

Ieri sera, dicevo, lì per lì neanche avevo capito che era una scossa … fuori si sentivano tuoni e si vedevano lampi, per cui inizialmente ho pensato al temporale, quando ho sentito quel rombo cupo che ti fa tremare dentro; ma poi il frigo si muoveva, il lampadario oscillava vistosamente e ho realizzato che no, non era il temporale … fuori i cani del vicinato si sono scatenati: latrati, ululati, un pandemonio. “Urca, è stata forte” abbiamo commentato con l’altro figlio; poi è partito il giro di casa per verificare eventuali crepe o quant’altro …. qualcosina, ma niente di che. La mia casa è un rustico della fine dell’800 ristrutturata a norma antisismica negli anni 90′, quindi sto abbastanza tranquilla … se fosse possibile esserlo in caso di catastrofi naturali imprevedibili! Ok, è andata, mi sono detta … ceniamo, telegiornali “a tutto sisma” con inesattezze geografiche che neanche alle elementari, e l’immancabile Esperto Geologo che ha subito sentenziato che dopo questa scossa intensa era difficile che ce ne sarebbero state altre, dato che quest’area, secondo lui, aveva già “scaricato”. Temo che l’esperto in questione non viva, ahimè, in una zona sismica, se no avrebbe saputo che altre scosse più forti avrebbero potuto capitare, eccome! E difatti … neanche a farlo apposta, seconda scossa più forte della precedente, alle 21,18, un boato, il suolo che si fa “liquido”, i mobili sbattono sui muri, i travi del soffitto che si muovono …. e l’ansia ormai è diventata angoscia, si pensa a chi vive nei luoghi dell’epicentro (io sto a circa venti chilometri in linea d’aria), si spera non ci siano state vittime, feriti, crolli e danni alle abitazioni, alle attività, al patrimonio artistico che qui fa parte di noi e del nostro quotidiano. Ci si telefona, è difficile, la rete non è attiva o il segnale va e viene. Si va a dormire tardi, siamo stati fortunati, stiamo ancora a casa nostra, il sonno è leggero e l’ultimo pensiero va a chi non dormirà a casa sua… e si prega.

“Il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare” ( “I promessi Sposi” – A. Manzoni)

Il CORAGGIO … grande cosa. Che poi non è il non aver paura … ma averla ed agire ugualmente. Qualche anno fa, incontrando dopo tanti anni un ex compagno di scuola, mi colpì una sua affermazione su di me: ” eh, sì, ricordo che tu non avevi mai paura di niente, io invece ero sempre impaurito” … detto da uno che oggi dirige un’azienda vitivinicola di 150 ettari è di certo un bel complimento! Peccato che non era affatto vero … io di paura ne avevo e ne ho sempre avuta, per tante cose, solo che ero molto brava a nasconderla e, soprattutto, a trovare il coraggio dentro di me … coraggio per fare, per dire, per viaggiare.

Ce l’ho ancora, il coraggio dentro … ora, grazie all’età, ben bilanciato da prudenza e riflessione. Non parto più lancia in resta, ma valuto il da farsi e, soprattutto, se ne vale la pena, di affrontare le proprie paure, derivanti da problemi, guai, rischi e quant’altro.

Don Abbondio dice che il coraggio uno non se lo può dare … io dico di sì. Lo trovi, se vuoi.

 

Consigli

Risultati immagini per orti alto adige I consigli possono essere di due tipi, essenzialmente: richiesti e non richiesti. Da qualche anno a questa parte evito di fornire consigli non espressamente richiesti, praticamente su quasi tutto; se mi chiedi direttamente e senza mezzi termini un consiglio, un’opinione, ok, mi dilungo pure sull’argomento. Se no … mi tengo per me qualsiasi considerazione. Non per cattiveria, ma perchè devo essere sicura che effettivamente si vuole il mio consiglio, il mio parere, non si sta semplicemente chiacchierando del più e del meno. Ho avuto negli anni esperienze che mi hanno reso prudente nell’elargire consigli; a volte la gente ti parla di vari problemi, o argomenti, ma solo per sfogarsi o per esporre semplicemente dei concetti e non gli interessa minimamente la tua opinione; poi ci sono quelli che dei consigli fanno un pessimo uso: magari non li capiscono oppure li distorcono, e alla fine mi si ritorce tutto contro, anche la buona fede!

Poi ci sono i consigli che si ignorano volutamente …. le cose che proprio non vuoi vedere, che te le metti da sola le fette di prosciutto sugli occhi!

Mi è capitato tante volte … soprattutto da giovane ero testarda e orgogliosa (l’Orgoglio … il mio peccato più brutto!) e ignoravo volutamente tutto quello che non rientrava nelle mie credenze e nei miei programmi.

Adesso va un pò meglio … la vita mi ha resa un pizzico più umile e valuto molto bene consigli e pareri e spesso ( ma mica sempre …) li seguo.

E l’orto in foto che centra? Bella domanda. Riguarda un consiglio non seguito, naturalmente! Quello in foto potrebbe essere il mio orto, se, dando retta ad un caro amico, avessi evitato di eliminare il cancelletto d’ingresso (ormai fatiscente, ma ancora utile), con il proposito ” tanto lo rifaccio subito” …. magari! Invece il cancello non l’ho rifatto e il mio cavallo ci ha passato l’estate, brucando e calpestando il terreno e facendo diventare quello che era l’orto, un campo di battaglia ….

Uff … vai a rimettere tutto a posto, adesso!

esterno diurno: tramonto sulla scalinata di S. Fortunato a Todi.

Risultati immagini per s. fortunato todi tramonto Ci trovavamo spesso là, sulla scalinata di S. Fortunato a Todi, noi studenti fuori sede dell’Istituto Tecnico Agrario. Provenienti da tutta l’Umbria e da altre regioni, sul finire del pomeriggio, dopo lo studio, il passeggio al Corso ed altre attività, ci siedevamo in gruppetti più o meno numerosi, a parlare, a ridere, a cazzeggiare. Io e Marco spesso da soli, a sviscerare i patemi dell’adolescenza, i dubbi e i sogni sul futuro, a discutere sui “massimi sistemi”. Li ricordo ancora quei pomeriggi, che alla fine terminavano sempre con le solite frasi di Marco: “Ah Marì, scendi dal pero”; “e togliti stà corazza da dosso!”; “seeee … e domenica fa la luna!”.

Ora non cammini più su questa terra, ma sarai sempre con me, almeno nei ricordi, sulla scalinata di S. Fortunato a Todi.