Un mese di gratitudine: libri

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E dico “libri” … non un libro, ma tanti, tanti libri, a cominciare dall’enciclopedia “Il Tesoro” che mi sono letta quasi da cima a fondo … mia madre ci leggeva le favole tratte da quest’enciclopedia, le favole della buona notte, e non appena appresi i rudimenti della lettura, in prima elementare, ho cominciato ad aprire i volumi di quest’enciclopedia alla ricerca delle stesse favole … il capitolo successivo era la mitologia greca … poi venivano i riassunti dei romanzi celebri, poi … e così di questo passo, e aprire un libro, da allora, per me è stato come aprire un portale su un universo parallelo, entrare in un film, dove luoghi e personaggi erano come io li immaginavo. Leggere è ancora per me un’incanto, i miei gusti cambiano con il tempo, gli stati d’animo, le stagioni … ma leggere rimane una costante nella mia vita, mi tira su nei momenti tristi, mi solleva dalla noia e dalla frustrazione, mi fa sognare, riflettere, imparare. Devo principalmente a mia madre la passione per la lettura, lei mi ha sempre incoraggiato e ancora oggi i libri sono un’argomento di conversazione che ci unisce.

Il prossimo libro che leggerò? “Il Club Mefistofele” di Tess Gerritsen, prestatomi da mia madre!download

Un mese di gratitudine: ricordi

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Sono tanti i ricordi a cui potrei appellarmi per celebrare la gratitudine, ma ne scelgo uno che in particolare può descrivere l’essenza stessa di me.

Ero giovane, disoccupata, con tanto tempo a disposizione. Finalmente si era avverato il mio sogno più grande: la mia famiglia si era trasferita in campagna e c’erano gatti, cani e galline e cavalli! La mia grande, grandissima passione! Avevo la possibilità di stare con loro ore intere, andavo a cavallo tutti i giorni, anche due volte al giorno. Eravamo una compagnia assortita, più da campagna inglese che umbra. Io montavo la mia cavallina, e ci accompagnavano, nell’ordine, il suo puledro, tre cani di razza Schnauzer gigante e un barbone medio, per non parlare del gatto, che talvolta si accodava.

Una sera, presa dalla magia di una splendida luna piena, decisi di uscire a fare una passeggiata al chiar di luna.  E fu uno dei più bei momenti della mia vita.

Un mese di gratitudine: armonia

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Sono grata per l’armonia; armonia di suoni, profumi, elementi. Che sia il vento che oggi fa frusciare i pini o le “Quattro Stagioni” di Vivaldi. L’odore del mare o “Cabochard” (Gres – Paris). Le Dolomiti o i Fori Imperiali. Armonia è sia esteriore che interiore; può essere una cosa che vediamo, sentiamo e che ci fa stare bene, oppure siamo noi che siamo in armonia con noi stessi, con il nostro stile di vita, le nostre sensazioni. L’armonia va cercata e amorevolmente accudita, ripristinata laddove si sia persa. L’armonia si può riportare nel nostro piccolo universo interiore con una ricetta antichissima e comune alle grandi filosofie e religioni: meditazione e preghiera. L’armonia si può riportare, nel nostro vivere quotidiano, con azioni minute: un sorriso ad uno sconosciuto, un atto di gentilezza inatteso, fare ordine e pulizia dove c’è caos e sporco; basta poco, basta non gettare una carta per terra o un mozzicone di sigaretta, lasciare pulito il bagno di cui si è appena fruito, non prendere ciò che non ci appartiene, fare ogni cosa con l’onestà che vorremmo fosse riservata a noi. Semplice, no?

Un mese di gratitudine: azzurro

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I colori mi piacciono tutti, adesso poi l’autunno mi regala lo sfolgorio degli arancio, giallo, porpora, rosso … ma il colore di cui sono più grata però è l’azzurro, colore del cielo e del mare. Dall’acquamarina di trasparenti acque cristalline al cobalto del mare profondo e di certi bei fiori, come lo Sperone di Cavaliere,

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Consolida regalis, o l’azzurro limpido della Cicoria (Cichorium intybus). E di turchese mi piace spesso vestirmi, sia d’estate che d’inverno, basta un capo o un accessorio per esaudire il mio desiderio di “azzurro”. Il Turchese in particolare  mi fa stare bene: indosso frequentemente anelli, orecchini o collane con Turchesi e non è un caso, se vogliamo. La Turchese, secondo la Cristalloterapia, appartiene agli elementi sia di Terra che di Aria, ed esercita influenza sulla stabilità e il benessere, sulla comunicazione e sull’intelletto. E’ la pietra e il colore associati al V° Chakra, Vishudda, la gola, responsabile della comunicazione fra il materiale e lo spirituale, fra cielo e terra, fra il corpo e lo spirito. Per i Navajos rappresenta l’incarnazione degli spiriti  del mare e del cielo, ed assicura successo nella caccia, salute e prosperità.

Nei trattamenti di Cristalloterapia viene utilizzata per depurare, disintossicare e  tonificare, e come aiuto e prevenzione nelle patologie legate all’apparato respiratorio, soprattutto della gola; per quanto riguarda la sfera psicologica è utile in caso di stanchezza e depressione, introversione e incapacità o riluttanza a comunicare, ad esprimere emozioni o sentimenti.

“Non mi stanco mai di un cielo azzurro.” (Vincent van Gogh)

“Il mare è tutto azzurro. Il mare è tutto calmo. Nel cuore è quasi un urlo di gioia. E tutto è calmo.” (Sandro Penna)

 

Un mese di gratitudine: tecnologia

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Se c’è una cosa di cui sono grata al progresso tecnologico è la LAVATRICE! Un’amica; un’amica che c’è nel momento del bisogno, che nel mio caso (con due figli) è giornaliero! Perchè io me li ricordo, i tempi in cui nelle campagne ancora si lavava alla fonte pubblica. Anzi, per la verità, da piccola mi è anche capitato di accompagnare alcune zie a lavare i panni alla fonte. Si partiva con la tinozza o la carriola piena di biancheria, portandosi anche spazzola di saggina e sapone da bucato, il Marsiglia, un bel blocco bianco o giallo, a seconda della marca o del tipo. Già ci si faceva una bella camminata, perchè la fonte era vicina al paese ma non certo sotto casa, poi arrivate sul posto si immergevano i panni in una delle vasche piene di acqua, sempre gelida, poi si tiravano su, e si iniziava ad insaponare, strofinare, spazzolare; e si ri-immergevano nell’acqua, e giù di nuovo a insaponare, strofinare e spazzolare. Poi si sciacquavano nella vasca apposita ed infine si strizzavano, e per le lenzuola e i jeans ci volevano almeno due persone! Infine si ritornava a casa, con le mani rosse, intirizzite e doloranti, si stendevano i panni sui fili fuori, ad asciugarsi. E c’era una tecnica anche per stendere, in modo che non venissero troppe grinze, perchè mica c’erano i ferri a vapore con caldaia all’epoca!

Grazie amica Lavatrice e rispetto per il tuo inventore!

Un mese di gratitudine

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La gratitudine è uno dei sentimenti più importanti che si possono sperimentare: più importante dell’amore, se vogliamo, perchè la gratitudine è la forma superiore dell’amore stesso. Gli Americani ci hanno anche costruito una festa intorno, il Thanksgiving Day, che ha le sue radici nel primo inverno dei coloni inglesi sul suolo americano … inverno che non sarebbe stato superato senza l’aiuto dei nativi americani che offrirono ai coloni parte delle loro riserve alimentari per sopravvivere al duro inverno … poi gli stessi coloni scordarono evidentemente tutto e offrirono ai nativi una vita in riserva! Ma questa è un’altra storia.

Io non sono americana, ma questa cosa del Giorno del Ringraziamento e della gratitudine in genere mi piace parecchio e cerco di praticarla ogni volta che posso, perchè mi fa stare meglio con me stessa e con gli altri, in armonia con l’universo.

Ho deciso quindi di condividere il mio Mese della Gratitudine. Vabbè, sono già un pò in ritardo … i puntigliosi mi perdoneranno … spero!

Ogni giorno scriverò un qualcosa di cui sono grata; oggi è il “profumo dell’olio nuovo” ! Ho finito da poco di raccogliere le olive e portandole in frantoio sono stata sommersa dal quel profumo intenso, fruttato, un pò acre che a volte ti prende “la gola” … e l’odore del pane tostato, dell’aglio strofinato sopra e infine il giallo oro-verde dell’olio nuovo, la bruschetta vera, mangiata calda lì per lì e il senso di gratitudine per questi sapori e odori ….

A Hobbit Garden

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Giardini, che passione! Giardini a tema, che sballo! Un giardino da Hobbit, ad esempio: disordinato, lussureggiante, colorato e naive: che c’è di più allettante? Naturalmente non deve essere simmetrico e preciso, ma deve esserci un’allegra incuria, molto naturale, che mescola fiori, erbe aromatiche, frutti, ortaggi. Il tutto meglio se in pendenza, su una scarpatina trattenuta da border rolls o da graticciate. Cancelletti e steccionatine in legno, meglio se invecchiato, che mostri i segni del tempo. Sentieri e camminamenti realizzati con sassi o pietre rimediate, corteccia di pino, in alternativa, o pezzi di traversine della ferrovia. Vasi di terracotta, ma anche cemento, purchè vecchio o invecchiato artificialmente (si trovano facilmente ricette nel web).

La lista delle piante da mettere a dimora dipende anche dai gusti personali, ma andrebbero evitate le specie con fiori troppo esotici o sofisticati. Una lista parziale comprende, tra i fiori, Calendule, Nasturzi, Margherite, Bocche di Leone, Campanule, Viole e Violette, Pratoline, Primule, Iris, Campanelle rampicanti (Ipomea ssp.), Girasoli, Astri, Zinnie, Dalie, Tulipani botanici, Narcisi, Crochi; fra gli arbusti sono indicati Lillà, Rose (antiche e botaniche), Lavande, Rosmarino, Alloro, Melograno, Nocciolo, piccoli frutti (Lampone, Rovo senza spine, Uva spina, Ribes). Naturalmente ci devono essere le aromatiche: Salvie (anche da fiore), Basilici, Origano, Maggiorana, Erba cipollina, Nepitella, Timo, Agastache. Tra gli ortaggi si può scegliere  Bietole a costa colorata, Agli (anche ornamentali), Cipolle, Topinambur, insalate, Zucche e Zucchine, Mais (anche ornamentale), Pomodori, Fagioli e Piselli, Cavoli. Gli alberi non possono mancare: Meli e Peri, Peschi, Albicocchi, Fichi, Susini e Mirabolani, Sambuco, Ciliegi, Mandorli.

Permacoltura fiabesca!

Autunno, stagione interiore

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Autunno … per me, la più bella stagione! Le giornate ancora calde e le notti fresche. I colori. I profumi. C’è un che di magico nell’autunno, e non è solo la festa di Halloween, Ognissanti, con i suoi significati arcani perduti nel tempo.

Si sente la necessità di raccogliersi, ma anche di essere più attivi, di prepararsi all’inverno. C’è un che di dolce malinconia, il buio che arriva prima, quei tramonti morbidi, rosso arancio viola, il fumo che si leva dai camini.

La mattina i raggi del sole sono obliqui, e fanno scintillare la rugiada nei campi e brillare come gioielli le ragnatele che decorano rami, erbe e i pali di castagno del recinto del cavallo; lui mi saluta e il suo respiro caldo si condensa già in una nuvoletta che odora di fieno. I campi cominciano a fumare creando brume e foschie che come veli rendono morbidi i contorni delle montagne.

In autunno mi piace andare in giro per campi e boschi; mi piace sempre, ma in autunno di più, ne sento quasi il bisogno fisico. Niente di che, a volte solo mezz’ora, a zonzo, senza meta nel bosco, cogliendo un fungo qua e uno là, una ghianda, un rametto con belle foglie colorate, assaggiando una bacca di Ginepro, una di Prugnolo, o magari un frutto già maturo di Corbezzolo. Al ritorno raccolgo qualche ramo secco e caduto di quercia o pino, ne faccio una bracciata e sarà la legna del fuoco che accenderò la sera. E quando scende la notte e porto fuori il mio cagnolone, mi soffermo a sentire il profumo delle foglie cadute, e l’aroma del fumo di legna.

Autunno …

“I am no man” (IO NON SONO UN UOMO)

The Lord of the Rings: The Return of the King.

Io non sono un uomo. Anche se faccio cose che da molti vengono ancora considerate da “uomo”, non sono un uomo. Le faccio da “femmina”.  Con espedienti, a volte. Escamotage. Come quella volta che dovevo mettere la capezza per la prima volta ad un puledro molto ombroso e introverso. “Te venimo ad aiutà … lo stringemo su un angolo e gliela mettemo” … il consiglio di conoscenti “cavallari”. Eh no … il cavallo è mio, e ci penso io, da donna. Si toglie l’acqua in box, e per una settimana dò l’acqua al puledro in un secchio, tre, quattro volte al giorno. E dentro al secchio ci metto una capezza, così il puledro se vuole bere deve mettere il muso dentro il secchio … e dentro alla capezza. Poi, un pò per volta: lui beve, io gli infilo la capezza, lui si ritrae, si riavvicina, io aspetto, paziento. Una settimana, niente traumi, niente feriti. Lui porta la capezza come se ci fosse nato … e io sono SOLO UNA DONNA. CHE FA LE COSE COME UNA DONNA. E, se del caso, ammazza un Nazgul … perchè sono una donna, non un uomo. Sono diversa. Non migliore, non superiore. Complementare. Faccio cose che gli uomini non possono fare. E ne faccio alcune in modo diverso. E’ ora che questo venga accettato. E andiamo avanti.

àcqua (ant. àqua) s. f. [lat. aqua]. – 1. Composto chimico di formula H2O (costituito cioè di idrogeno e ossigeno in rapporto di 2:1), diffuso in natura nei suoi tre stati d’aggregazione: solido, liquido e aeriforme

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Acqua.

Acqua che cade, che fluisce, che precipita, che ristagna.

Acqua dolce e salata.

Acqua limpida e spumeggiante. Acqua torbida, fangosa, limacciosa.

Acqua che irrompe, inonda, allaga, erode, trascina, scava, soverchia.

Acqua che culla, lambisce, accarezza, solletica.

Acqua che idrata, che rinfresca, che nutre.

Acqua, causa di morte. Acqua, fonte di vita.

“In tutto l’universo non vi è nulla di più morbido e debole dell’acqua. Ma nulla le è pari nel suo modo di opporsi a ciò che è duro. Nulla può modificare l’acqua. Che la debolezza vinca la forza, che la morbidezza vinca la durezza ognuno sulla terra lo sa, ma nessuno è in grado di fare altrettanto.”   (Lao Tzu)

“Be water, my friend.”   (Bruce Lee)